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Sfondo cremoso e perfettamente sfocato dietro un ritratto. Paesaggio nitidissimo dal fiore in primo piano alle montagne all'orizzonte. Due risultati opposti, entrambi spettacolari, entrambi controllati dallo stesso concetto: la profondità di campo. Capirla a fondo significa decidere esattamente cosa è a fuoco nella tua foto — e cosa no.
La profondità di campo (PdC, o DoF dall'inglese Depth of Field) è la zona di distanza dalla fotocamera entro la quale gli oggetti appaiono nitidi. Tutto ciò che si trova davanti o dietro questa zona risulta progressivamente sfocato.
Quando metti a fuoco un soggetto a 3 metri, non solo quel punto esatto è nitido — c'è una zona di nitidezza accettabile che si estende davanti e dietro. Questa zona può essere di pochi centimetri (profondità di campo ridotta) o di diversi metri (profondità di campo ampia).
Un aspetto importante: la zona di nitidezza non è simmetrica. In genere, circa 1/3 della profondità di campo si estende davanti al punto di fuoco e 2/3 dietro. Questo diventa particolarmente rilevante nella fotografia paesaggistica.
1. Apertura del diaframma: il fattore più diretto. Apertura ampia (f/1.4-f/2.8) = PdC ridotta. Apertura chiusa (f/11-f/16) = PdC ampia. È il parametro che controlli più facilmente senza modificare la composizione.
2. Distanza dal soggetto: più sei vicino al soggetto, minore è la profondità di campo. Un ritratto ravvicinato a f/2.8 ha una PdC molto più ridotta di un ritratto a figura intera alla stessa apertura. Nella macro photography, la PdC si riduce a pochi millimetri.
3. Lunghezza focale: una focale lunga (85mm, 200mm) produce una PdC più ridotta rispetto a una focale corta (24mm, 35mm) a parità di apertura e distanza dal soggetto. Ecco perché gli obiettivi 85mm e 135mm sono i preferiti per i ritratti con bokeh pronunciato.
Questi tre fattori lavorano insieme. Il massimo sfocato si ottiene combinando: apertura ampia + vicinanza al soggetto + focale lunga. La massima nitidezza si ottiene con: apertura chiusa + distanza dal soggetto + focale corta.


Il termine giapponese bokeh (暈け) descrive la qualità estetica delle aree sfocate dell'immagine. Non tutto lo sfocato è uguale — il bokeh può essere morbido e cremoso oppure nervoso e distraente.
La qualità del bokeh dipende dalla costruzione dell'obiettivo, in particolare dal numero e dalla forma delle lamelle del diaframma. Obiettivi con 9 o più lamelle arrotondate producono bokeh circolari più piacevoli. Obiettivi con poche lamelle esagonali creano bokeh con bordi visibili.
I punti luminosi nello sfondo sfocato diventano dischi (o forme geometriche) la cui dimensione e morbidezza indicano la qualità del bokeh. Obiettivi famosi per il bokeh eccezionale includono il Sony 85mm f/1.4 GM, il Canon RF 50mm f/1.2 e il Nikon Z 85mm f/1.2 S.
Per ottenere il massimo bokeh in un ritratto, allontana il soggetto dallo sfondo. Un soggetto a 2 metri dalla fotocamera con lo sfondo a 20 metri produce uno sfocato molto più pronunciato rispetto allo stesso soggetto con lo sfondo a 5 metri, a parità di apertura e focale.
Per ottenere lo sfondo sfocato nei ritratti:
La distanza iperfocale è la distanza di messa a fuoco che massimizza la profondità di campo: da metà della distanza iperfocale all'infinito, tutto risulta nitido.
Per calcolarla, puoi usare app dedicate (come PhotoPills o HyperFocal) o questa formula approssimativa: metti a fuoco a circa 1/3 della distanza nella scena.
Esempio pratico per un paesaggio con 24mm a f/11: La distanza iperfocale è circa 1.5 metri. Mettendo a fuoco a 1.5 metri, tutto da 0.75 metri all'infinito sarà nitido. Questo ti permette di avere un fiore in primo piano e le montagne sullo sfondo entrambi perfettamente a fuoco.
La tecnica pratica per i paesaggi:
Quando la profondità di campo di un singolo scatto non è sufficiente (macro, prodotti, landscape estremo), il focus stacking combina più scatti con punti di fuoco diversi in un'unica immagine completamente nitida.
Il processo:
Molte mirrorless moderne offrono il focus stacking automatico (focus bracketing): la fotocamera scatta automaticamente una sequenza di foto con fuoco progressivo. Tu devi solo unirle in post-produzione.
Il corso ScattoPro ti insegna a controllare lo sfocato per ritratti professionali e paesaggi nitidissimi, con esercizi pratici e feedback.
La profondità di campo non è un parametro tecnico da ottimizzare — è uno strumento narrativo. Uno sfondo sfocato dice "questo soggetto è il protagonista". Un paesaggio tutto a fuoco dice "ogni elemento di questa scena merita attenzione". Decidere la profondità di campo significa decidere cosa vuoi che lo spettatore noti.
Il prossimo passo è semplice: scatta lo stesso ritratto a f/1.8 e a f/8. Scatta lo stesso paesaggio a f/2.8 e a f/11. Confronta le due versioni e scegli consapevolmente quale storia preferisci raccontare. La profondità di campo è un linguaggio — e ora hai le parole per parlarlo.
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